Una ricerca del nulla come un’altra. Tra i piaceri
scordiamo noi stessi, come quando moriamo o dormiamo. Tutti i tuoi aromi, le
tue mirre e cannelle e vaniglie, i tuoi diaspri, le tue stoffe cangianti, i
tuoi pavoni e fenici con le gemme e i fiori e i banchetti dai colori squillanti
carichi di vini e cristalleria... Stai soltanto sigillando la tua tomba.
Sepolto nella magnificenza, come un faraone, fra bende imbevute di balsamo
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sabato 26 dicembre 2015
Dandy Pantry
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Life,
Dandy Philosophy,
Dandy Style,
Dandy Vice
lunedì 30 aprile 2012
Dandy Teashade
Mi occupo tanto di Dio perché non sono credente. Se fossi credente mi attenderei che fosse Lui ad occuparsi di me
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Philosophy
domenica 15 aprile 2012
Dandy Gout
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Saying,
Dandy Woman
mercoledì 22 febbraio 2012
Dandy Butterfly
Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna: è arte allo stato puro
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Philosophy
giovedì 9 febbraio 2012
Dandy Hermetes
Je parle au sujet...
Dandy Art,
Dandy Élite,
Dandy Saying
lunedì 6 febbraio 2012
Dandy Xavier
Nessuno comprende l’altro. Siamo, come ha detto il poeta, isole nel mare della vita; tra noi si inserisce il mare che ci limita e separa. Per quanto una persona si sforzi di sapere chi sia l’altra persona, non riuscirà a sapere niente se non quello che la parola dice – ombra informe sul suolo della sua possibilità di intendere
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Liaisons,
Dandy Saying
mercoledì 1 febbraio 2012
Dandy Apotheosis
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Life,
Dandy Philosophy
mercoledì 4 gennaio 2012
Dandy Rey
A man had given all other bliss,
And all his worldly worth for this,
To waste his whole heart in one kiss
Upon her perfect lips
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Love,
Dandy Saying,
Dandy Woman
lunedì 2 gennaio 2012
Dandy Slaughterhouse
Il viso era conturbante, pallido, tirato, piuttosto regolare, incorniciato da lunghi capelli neri, illuminato da grandi occhi umidi, con le palpebre cerchiate di azzurro, ravvicinati al naso punteggiato di efelidi dorate, sotto cui appariva una bocca piccola ma dalle labbra carnose segnate nel mezzo da un solco simile a quello delle ciliegie
(Joris-Karl Huysmans, Controcorrente)
Je parle au sujet...
Dandy Art,
Dandy Élite,
Dandy Saying
sabato 3 dicembre 2011
Dandy Heroes
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Philosophy,
Dandy Saying
venerdì 18 novembre 2011
Dandy Carnage
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Love,
Dandy Random
martedì 18 ottobre 2011
Dandy Sébastien
Je parle au sujet...
Dandy Art,
Dandy Élite
martedì 4 ottobre 2011
Dandy Elevation
Io cerco solo un bene sconosciuto, mosso da un istinto che mi perseguita. E' una colpa se ovunque trovo limiti, se ciò che è finito non ha per me alcun valore? Eppure sento di amare la monotonia dei sentimenti della vita, e se fossi ancora tanto folle da credere nella felicità, è nell'abitudine che la cercherei
Je parle au sujet...
Dandy Élite,
Dandy Philosophy,
Dandy Saying
martedì 9 agosto 2011
Dandy Maquillage
ELOGIO DELLA TRUCCATURA
C'è una canzone, talmente triviale e stupida che non si può citare in un lavoro che ha qualche pretesa di serietà, ma che traduce benissimo, in stile da vaudelville, l'estetica della gente che non pensa. La natura abbellisce la bellezza! E' presumibile che il poeta, se avesse potuto parlare in francese, avrebbe detto: la semplicità abbellisce la bellezza! Il che equivale a questa verità affatto inattesa: il nulla abbellisce ciò che è.
La maggior parte degli errori relativi al bello provengono dalla falsa concezione che il secolo decimottavo ha della morale. La natura fu considerata in quel tempo come base, sorgente e tipo di tutto il bene e di tutto il bello possibile. La negazione del peccato originale non ebbe parte nell'accecamento generale di quell'epoca. Se tuttavia acconsentiamo a riferirci semplicemente al fatto visibile, all'esperienza di tutte le età e alla gazette des tribunaux, vedremo che la natura non insegna nulla, o quasi nulla, cioè che essa costringe l'uomo a dormire, e bere, a mangiare e a garantirsi, bene o male, dalle ostilità dell'atmosfera. E' proprio la natura che spinge l'uomo ad uccidere il suo simile, a mangiarlo, a sequestrarlo, a torturarlo; poichè, appena usciamo dall'ordine della necessità e dei bisogni per entrare in quello del lusso e dei piaceri, vediamo che la natura non può consigliare che il delitto. Appunto questa infallibile natura ha creato il parricidio e l'antropofagia, e mille altri orribili delitti che il pudore e la delicatezza ci impediscono di nominare. La filosofia invece (parlo di quella buona), la religione, ci ordina di nutrire i genitori poveri e infermi. La natura (che è solo la voce del nostro interesse) ci comanda di ucciderli. Passate in rassegna, analizzate tutto quello che è naturale, tutte le azioni e i desideri del puro uomo naturale, non troverete che orrori. Tutto ciò che è bello e nobile è il risultato della ragione e del calcolo. Il delitto, di cui l'animale umano ha attinto il gusto nel ventre della madre, è originariamente naturale. La virtù, al contrario, è artificiale, soprannaturale, giacchè, in tutti i tempi e in tutte le nazioni, ha avuto bisogno di divinità e di profeti per essere insegnata all'umanità, e l'uomo, da solo, sarebbe stato incapace di scoprirla. Il bene è sempre il prodotto di un'arte. Tutto quello che dico della natura, come cattiva consigliera in fatto di morale, e della ragione come vera redentrice e riformatrice, può essere trasformato nell'ordine del bello. Così sono incline a considerare l'ornamento come uno dei segni della primitiva nobiltà dell'anima umana. Le razze che la nostra civiltà, confusa e pervertita, tratta volentieri da selvagge, con un orgoglio e una fatuità veramente ridicoli, sanno comprendere, come sa comprendere un fanciullo, l'alta spiritualità della toeletta. Il selvaggio e il bambino attestano, con la loro ingenua aspirazione a tutto ciò che brilla, alle piume variopinte, alle stoffe cangianti, alla grandiosa maestà della forme artificiali, il loro disgusto pel reale, e dimostrano cos'è, a loro insaputa, l'immaterialità della loro anima. Guai a chi, come Luigi XV (che fu il prodotto non d'una vera civiltà ma di un ricorso di barbarie), spinge la depravazione al punto di non gustare che la semplice natura.
Si deve dunque considerare la moda come un sintomo del gusto dell'ideale che affiora nel cervello umano sopra tutto ciò che la vita naturale vi accumula di volgare, di terrestre e di immondo, come una sublime deformazione della natura, o piuttosto come un saggio permanente e successivo di riforma della natura. Così si è fatto giustamente osservare (senza scoprirne la ragione) che tutte le mode sono graziose; graziose, cioè, in una maniera relativa, giacchè ognuna è uno sforzo nuovo, più o meno felice, verso il bello; un'approssimazione qualunque d'un ideale il cui desiderio solletica senza tregua lo spirito umano non soddisfatto. Ma le mode, se si vogliono gustare bene, non si debbono considerare cose morte; tanto varrebbe, allora, ammirare le spoglie appese, losche e inerti, come la pelle di san Bartolomeo, nell'armadio di un rigattiere. Bisogna figurarsele vive, vivificate dalle belle donne, che le portarono. Solo così se ne comprenderàil senso e lo spirito. Dunque se l'aforisma: Tutte le mode sono graziose, vi sembra troppo assoluto, dite, e sarete sicuri di non ingannarvi: Tutte le mode furono legittimamente graziose.
La donna è, nel suo diritto, e compie addirittura una specie di dovere, studiandosi d'apparire magica e soprannaturale; bisogna che stupisca, che affascini; idolo, deve dorarsi per essere adorato. Deve dunque chiedere a tutte le arti i mezzi per elevarsi sopra la natura, per meglio soggiogare i cuori e colpire le menti. Poco importa che l'astuzia e l'artificio siano conosciuti da tutti, se il successoè certo e l'effetto irresistibile. Il queste considerazioni l'artista filosofo troverà facilmente la legittimazione di tutte le pratiche usate in ogni tempo dalle donne per consolidare e divinizzare, per così dire, la loro fragile bellezza. L'enumerazione di esse sarebbe infinita; ma, per limitarci a quello che il nostro tempo chiama volgarmente trucco, chi non vede che l'uso della cipria, così scioccamente stigmatizzata dai candidi filosofi, ha lo scopo e l'effetto di far scomparire dalla pelle tutte le macchie che la natura vi ha oltraggiosamente seminate, e di creare un'unità astratta nella grana e nel colore della pelle, la quale unità, come quella prodotta dalla maglia, accosta immediatamente l'essere umano alla statua, ad un essere, cioè, superiore e divino? Quanto al nero artificiale che cerchia l'occhio e al rosso che colora la parte superiore della guancia, quantunque l'uso deriva dal medesimo principio, al bisogno di superare la natura, il risultato viene a soddisfare un lato del tutto opposto. Il rosso e il nero rappresentano la vita, una vita soprannaturale ed eccessiva; quel cerchio nero rende lo sguardo più profondo e singolare, dà all'occhio un'apparenza più decisa di finestra aperta sull'infinito; il rosso, che accende i pomelli, accresce lo splendore della pupilla ed aggiunge a un bel volto femminile la passione misteriosa della sacerdotessa.
Così, se non mi fraintendete, il ritocco del viso non deve essere usato allo scopo volgare, inconfessabile, d'imitare la bella natura e di rivaleggiare con la giovinezza. Abbiamo osservato che l'artificio non abbellisce a bruttezza e non può servire che alla bellezza. Chi oserebbe assegnare all'arte la sterile funzione d'imitare la natura? Il trucco non deve nascondersi, non deve evitare di farsi vedere; può, anzi, mostrarsi, se non con affettazione, almeno con una specie di candore.
Concedo volentieri a quelli che per la loro austera gravità non possono cercare il bello nelle sue più minute affermazioni, di ridere alle mie riflessioni e di riconoscerne la puerile solennità; il loro austero giudizio non mi riguarda punto; mi accontenterò di appellarmi ai veri artisti e alle donne che hanno ricevuto nascondendo una scintilla di quel fuoco sacro del quale vorrebbero essere tutte accese.
(Charles Baudelaire, Il pittore della vita moderna)
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giovedì 4 agosto 2011
Dandy Voyant
Perché Io sono un altro. Se il rame si sveglia tromba, egli non ne ha nessuna colpa. Questo mi pare evidente: assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, l'ascolto: dò un colpo d'archetto: la sinfonia si sommuove nel profondo, o salta fuori sulla scena
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Dandy Art,
Dandy Élite
venerdì 1 luglio 2011
Dandy Apollo
God of the golden bow,
And of the golden lyre,
And of the golden hair,
And of the golden fire,
Charioteer
Of the patient year,
Where - where slept thine ire,
When like a blank idiot I put on thy wreath,
Thy laurel, thy glory,
The light of thy story,
Or was I a worm - too low crawling for death?
O Delphic Apollo!
The Thunderer grasp'd and grasp'd,
The Thunderer frown'd and frown'd;
The eagle's feathery mane
For wrath became stiffen'd - the sound
Of breeding thunder
Went drowsily under,
Muttering to be unbound.
O why didst thou pity, and beg for a worm?
Why touch thy soft lute
Till the thunder was mute,
Why was I not crush'd - such a pitiful germ?
O Delphic Apollo!
The Pleiades were up,
Watching the silent air;
The seeds and roots in Earth
Were swelling for summer fare;
The Ocean, its neighbour,
Was at his old labour,
When, who - who did dare
To tie for a moment, thy plant round his brow,
And grin and look proudly,
And blaspheme so loudly,
And live for that honour, to stoop to thee now?
O Delphic Apollo!
(John Keats, Hymn to Apollo)
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Dandy Art,
Dandy Élite
venerdì 24 giugno 2011
Dandy Throne
Gli aforismi sono essenzialmente un genere di scrittura aristocratico. L'aforista non argomenta, asserisce; e implicito nella sua asserzione è il convincimento che egli sia più saggio e più intelligente dei suoi lettori
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Dandy Élite
mercoledì 1 giugno 2011
Dandy Tyger
Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare seize the fire?
And what shoulder, and what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand? And what dread feet?
What the hammer? What the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
Dare its deadly terrors clasp?
When the stars threw down their spears,
And water'd heaven with their tears:
Did He smile His work to see?
Did He who made the Lamb make thee?
Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?
(William Blake, Songs of Experience, The Tyger)
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Dandy Art,
Dandy Élite
martedì 31 maggio 2011
Dandy Nihil
Presi la bottiglia e andai in camera mia. Mi spogliai, tenni le mutande e andai a letto. Era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura, scrittura, scultura, composizione, direzione d'orchestra, campeggio, yoga, copula, gioco d'azzardo, alcool, ozio, gelato di yogurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City, e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire. Era bello avere una scelta. Io l'avevo fatta da un pezzo, la mia scelta. Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia. I russi sapevano il fatto loro.
(Henry Charles Bukowski, Donne)
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Dandy Philosophy
lunedì 30 maggio 2011
Dandy Syllogism
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